Archivio di Stato di Brescia

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Storia dell'Archivio

Alle origini dell’Archivio di Stato di Brescia vi è una disposizione emanata nel maggio del 1661 dai rettori veneti della città, Badoer e Mocenigo, con la quale essi dettero attuazione ad una ducale del 30 aprile dello stesso anno, che prescriveva l’istituzione  di“.. un archivio delle scritture concernenti li publici interessi…a spese publiche nel loco terraneo verso mattina di questo Broletto…” (IMMAGINE DEL DOCUMENTO - TRASCRIZIONE)

La fine del governo veneto nel 1797 non comportò stravolgimenti nelle attività dell’archivio. Anche nel breve e turbinoso periodo “napoleonico”  durante il quale si verificarono continui cambiamenti istituzionali, l’archivio non cesso di svolgere le proprie mansioni di conservazione.

Esistevano di fatto due distinti archivi, il primo, detto  “Archivio Vecchio”, sempre rimasto nelle sale del Broletto, deputato alla conservazione degli atti pubblici delle magistrature venete ed un secondo, conservato presso il palazzo civico della Loggia, detto “Civil Nuovo” che conservava gli atti dei notai. Nel 1818  essi vennero uniti, per disposizioni governative, e sottoposti all’autorità giudiziaria sino al 1822, e successivamente, nel 1823, a quella della I.R. Delegazione Provinciale.

Nel 1839, per decreto del Governo Centrale venne  costituito  un “Archivio generale di deposito governativo-giuiziario”, posto alle dipendenze della direzione degli Archivi di Milano.

Di un vero e proprio “Archivio di Stato di Brescia”  possiamo parlare solo dal 1871 anno in cui, in attuazione dei Regi Decreti 5 marzo n°1852 e 26 marzo n°1861, venne costituita  l’organizzazione archivistica del Regno d’Italia, posta alle dipendenze del Ministero dell’Interno. Dal 1871 l’archivio bresciano  assunse la denominazione di Archivio di Stato di Brescia.  Inserito nell’organizzazione archivistica nazionale ha   proseguito  nel proprio compito istituzionale, compito definito dalle  normativa del settore, provvedendo alla conservazione e tutela dei documenti delle magistrature preunitarie, ricevendo poi, anno dopo anno, i versamenti della documentazione prodotta degli organi periferici dello Stato succedutesi  nell’ambito della circoscrizione provinciale, come previsto dalla normativa.

Purtroppo i fondi di antico regime conservati subirono gravi ammanchi e dispersioni nella prima metà del XIX secolo. Confrontando un inventario generale compilato dall’archivista Giovanni Rossa nel 1811 per il cosiddetto “Archivio Vecchio”,  che all’epoca includeva sia gli atti della magistrature venete, podestà e capitano,  che  l’archivio del “Territorio” , magistratura che si occupava del contado cittadino, con un prospetto della documentazione conservata nel 1854, si constata la perdita dei due terzi  delle carte. Perdita dovuta agli scarti sconsiderati effettuati da un direttore, Luigi Scalfi, poi condannato per questi fatti a cinque anni di carcere duro.

A fronte di tale perniciosa perdita possiamo per fortuna constatare la totale incolumità  della documentazione negli eventi bellici del primo e del secondo conflitto mondale.

Oggi l’Archivio di Stato  è organo periferico del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, al pari degli altri analoghi Istituti presenti in ogni capoluogo di Provincia

Attualmente esso conserva circa ventitremila metri lineari di documentazione, con atti originali dal IX secolo, in copia dal VIII,  sino alla seconda metà del novecento.

L'edificio che lo  ospita l'Istituto venne progettato e realizzato tra il 1955 ed il 1960, anno dell'inaugurazione. Si tratta di una struttura progettata appositamente per ospitare l'Archivio ed i suoi depositi.

 

Sede

mappa

L’Archivio di Stato si trova a Brescia in via Galilei 42/44. Come raggiungerci: 

-       Linea bus 10 - fermata Crocifissa di Rosa  

-       Metropolitana - fermate San Faustino o Marconi